Avevo intuito che qualcosa non andasse per il verso giusto ascoltando per radio gli interventi dal Festival della Letteratura di Mantova, ma, in un acuto post, Melpunk mi ha illuminato: erano le risate a sproposito, che inevitabilmente scoppiavano alla fine di un qualsiasi commento o intervento dello scrittore di turno sul palco.
Ricordo un caso simile per il film Little Miss Sunshine. Quando mi recai a vederlo, in un cittadina del Midwest, tutto il cinema sembrava preso da un fervore mistico. Risate continue rombavano nell'aria. Seduto accanto alla mia ragazza stava un tizio che, proteso verso lo schermo, le mani puntate sui braccioli della sedia, rideva letteralmente ad ogni frase, fosse una battuta o meno. Ricordo ancora il suo profilo inquietante e fanatico, rischiarato dalla luce del film, deforme nello spasmo dello sforzo. Con la mia ragazza ci guardavamo, tra il divertito e l'allibito, come fossimo capitati nel mezzo di una riunione di pentecostali, o in una riedizione dell'invasione degli ultracorpi: tutti gli spettatori volevano ridere, erano convenuti con quel proposito e non se sarebbero andati senza aver ottenuto quel che gli spettava.
Ora, nel caso di Little Miss Sunshine, le risate isteriche potrebbero anche avere una qualche giustificazione: si tratta pur sempre di una commedia (per quanto venata d'amarezza). Ma, come si spiega il comportamento al Festival della Letteratura? Perche' i lettori, gli appassionati di un certo autore, magari non un autore comico, si recano ad un incontro con il medesimo e ridono a tutto quel che sentono? Certo, si puo' immaginare che essi siano ben disposti verso il loro beniamino, pronti alla benevolenza, al sorriso; ma come si spiega la risata ad ogni frase, in ogni occasione?
E' un fenomeno misterioso, affascinante.
Wednesday, September 24, 2008
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6 comments:
Senza nessuna esperienza specificamente riferibile a un caso puntuale, me lo sono sempre domandato anch'io.
Per me può essere una cosa simile al bisogno di asseverare l'esistenza di una cosa - di una scena, di una frase - come se per essere certi che quella cosa esiste - e che esistiamo noi - fosse necessaria una sottolineatura misurabile e collettivamente percepibile.
L'ascolto come atto collettivo, insomma, e non come momento per se stessi.
Magari dico scemenze...
si', forse.
Forse anche l'idea che ogni 'spettacolo' dev'essere un intrattenimento.
Ma ci devo pensare.
in più
mi è accaduto pochi giorni fa al cinema guardando un film malese che si intitola Sell Out. c'è stata gente che si è sbudellata dalle risate vedendo la scena di uno che muore in ospedale mentre è rirpeso da una telecamera. il film è anche un musical (ma poco) ed è sicuramente ironico. m aridere di uno che muore non è così divertente, credo no?
Si', la colpa dev'essere di Quentin Tarantino, penso.
si tarantino ha una parte non indifferente. ha creato premesse "teoriche!"
ha sdoganato (tanto per usare un termine agghiacciante)
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